Arte

Capofila del Fauvismo, Henri Matisse è stato con Pablo Picasso, suo rivale e amico, un grande maestro della pittura del XX secolo. Si è dedicato ai nudi, ai paesaggi e al tema della felicità di vivere: “bisogna guardare tutta la vita con gli occhi di un bambino”, amava dire. Henri Matisse ha attraversato il divisionismo, il fauvismo e l’astrazione. La sua notorietà deriva dalle sue gouaches découpées.

Henri Matisse (1869-1954), pittore francese, è il rappresentante più noto del fauvismo. Il movimento dei Fauves è il contributo francese alla nascita dell’espressionismo. Ma, rispetto agli analoghi movimenti tedeschi, connotati da atmosfere fosche e contenuti drammatici, il fauvismo rappresenta una variante «mediterranea» e solare dell’espressionismo. La vivezza coloristica, che è il vero tratto caratteristico di questo movimento, esprime un’autentica «gioia di vivere» che resterà costante in tutta la produzione di Matisse.

Il gruppo dei Fauves, pur non essendo un movimento organico, si riconosceva in alcune comuni convinzioni: soprattutto, il dipinto deve comporsi unicamente di colore. Senza ricercare la verosimiglianza con la natura, il colore deve nascere dal proprio sentire interiore. Il colore viene quindi svincolato dalla realtà che rappresenta ma esprime le sensazioni che l’artista prova di fronte all’oggetto che riproduce.

Il fauvismo rappresenta la prima vera rottura con l’impressionismo ed è la prima esperienza moderna che svincola il rapporto tra colore reale delle cose e colore impiegato per la loro rappresentazione pittorica. I presupposti per queste scelte derivarono dalla conoscenza della pittura di Cezanne, Van Gogh e Gauguin. Da Cezanne presero l’idea della scomposizione e ricomposizione non prospettica delle forme, e da Van Gogh e Gauguin l’uso del colore come autonoma espressione interiore.

Henri Matisse iniziò la sua attività di pittore a Parigi intorno al 1890. Studiò presso il pittore simbolista Gustave Moreau e presso l’École des Beaux-arts di Parigi. In questi anni conobbe Albert Marquet, André Derain e Maurice de Vlaminck. Dalla loro amicizia nacque il gruppo dei Fauves. La loro prima comparsa pubblica avvenne nel 1905 al Salon d’Automne.

Lo stile di Matisse già si definisce in questa fase della sua attività. I suoi quadri sono tutti risolti sul piano della bidimensionalità, sacrificando al colore sia la tridimensionalità, sia la definizione dei dettagli. L’uso del colore in Matisse è quanto di più intenso è vivace si sia mai visto in pittura. Usa colori primari stesi con forza e senza alcuna stemperatura tonale. Ad essi accosta i colori complementari con l’evidente intento di rafforzarne il contrasto timbrico. Ne risulta un insieme molto vivace con un evidente gusto per la decoratività.

La sua attività pittorica si svolse per decenni, nel suo quieto ambiente familiare, lontano dai clamori della vita mondana. Svolse la sua ricerca portando il suo stile ad un affinamento progressivo fino a farlo giungere, in tarda età, alle soglie dell’astrattismo. Ma senza mai perdere il gusto per la forza espressiva del colore.

OPERE

LA DANZA

La danza, nella visione di Matisse, porta con sè il significato di movimento ed azione incarnati nel corpo delle sei danzatrici che compaiono per la prima volta sul fondo de “La Joie de vivre”.
Riprendendo dunque il tema già affrontato, l’artista elimina una figura dal gruppo e realizza la composizione regolare del dipinto “La danse”, scegliendo di conferire al quadro caratteristiche innovative: la più significativa è costituita dall’uso di colori molto accesi, rosso, verde e blu, secondo l’impostazione fauve.
Il colore è impiegato in grandi stesure bidimensionali delimitate da linee sinuose e arabescate su un fondo dicromo, dove viene accennato un arcuato piano di terra e l’orizzonte di un cielo cupo.
I corpi delle danzatrici si uniscono in forma circolare liberamente articolata a definire un’allegra danza rituale a piedi nudi che si ispira a quelle viste tante volte da Matisse a Collioure o a Parigi al Moulin Rouge o al Moulin de la Galette.
Le figure, che vogliono rappresentare una mitica età dell’oro, sono ridotte all’essenziale e trasmettono allo spettatore energia, tensione dinamica nella posa arcuata e gioia di vivere come metafora della danza stessa. Lo spazio in cui avviene l’azione è irreale e privo di profondità, anch’esso liberamente impostato secondo le esigenze creative dell’artista e non secondo le leggi prospettiche.
Con un significativo cambio di rotta, Matisse abbandona qui sfondo ed ambientazione paesaggistica per esaltare il valore puramente decorativistico della forma, che non necessita di contesto in quanto pura astrazione segnica: la linea di contorno definisce l’immagine e la campitura del colore che la costruisce, rifuggendo da ogni effetto volumetrico ed esaltando la piattezza antinaturalistica del corpi, con interessanti analogie con la Scuola di Pont-Aven.

LA MUSICA

“La Musica” è il dipinto ad olio su tela (260 x 389 cm) realizzato da Henri Matisse nel 1910. Lo stile è simile a quello utilizzato nella ‘Danza’. In entrambe le opere spiccano i tre colori: rosso dei corpi, blu del cielo e verde della terra. Le due opere sono state acquistate da un appassionato d’arte russo e sono conservate al “Museo dell’Ermitage” di San Pietroburgo, dove attualmente si trovano
Questa seconda scena con “La Musica”, destinata al secondo piano della residenza del collezionista Sergej Scukin, doveva rappresentare il secondo momento delle tre età dell’uomo, quello della “passione”.

Non aveva alcun precedente iconografico, a eccezione della figura del violinista, già trattata nel “Pastorale” del 1906.

Matisse concepisce un impianto insolito, ma di grande originalità: cinque figure maschili partecipano a un concerto, suonando o cantando.

Non comunicano tra loro , ma guardano al di fuori della tela, nella direzione di un imaginario direttore d’orchestra.
Sono chiuse e concentrate nel loro mondo interiore: rosse come quelle della “Danza”, senza alcun attributo sessuale (a eccezione di uno, in seguito ritoccato dal collezionista) sono sedute su un prato verde, sullo sfondo azzurro del cielo, i colori del Mediterraneo, come ricordava l’artista.

La loro semplificazione formale e cromatica le rende enigmatiche e irreali , come la maggior parte di quelle elaborate da Matisse in questi anni.

L’importante per il pittore era, come si è già detto, il quadro nel suo insieme, non i singoli dettagli.

LA GIOIA DI VIVERE

La Gioia di vivere (Le bonheur de vivre) è un dipinto di Henri Matisse del 1906. L’opera fu esposta al salone degli indipendenti a Parigi e rappresenta dei nudi femminili dipinti a macchie e senza rispettare i colori naturalistici. La tecnica è leggermente puntinista e per questo motivo l’opera fu criticata da Signac, che lo definì “un dipinto con colori ripugnanti e troppo spessi con contorno largo un pollice”.

In questo dipinto Matisse riesce ad armonizzare e semplificare la forma e a fondere uomo e natura in una sorta di ritorno al primitivo. Anche il paesaggio presenta colori innaturali, come ad esempio l’albero rosa che è lo stesso colore utilizzato per la pelle delle persone, quasi a sottolineare l’unione tra uomo e natura. Scena di bagnanti in cui Matisse realizza per la prima volta la sua intenzione di deformare le linee del corpo umano. Il quadro ritrae un esterno,ma non è dipinto dal vero: a Matisse non interessava l’aria aperta,preferiva il chiuso di una stanza. Rappresenta dei nudi femminili dipinti a macchie e senza rispettare i colori naturalistici.